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Il villaggio di Crespi d'Adda, fondato dall'industriale cotoniero Cristoforo Benigno Crespi,
che da poco aveva qui costruito un moderno cotonificio,
rappresenta un caso quasi unico in Italia di un paese letteralmente inventato
dal nulla per fornire alloggio agli operai, agli impiegati ed ai dirigenti
dell'azienda. Bisogna tener presente che a quei tempi non
c'erano mezzi di trasporto collettivi e tanto meno privati e che gi operai
provenienti dai paesi dell'isola e ai comuni confinanti come ad esempio Osio o
Dalmine percorreva il tragitto a piedi o in gruppo su dei carri sia col sole o
con la neve, solo pochi fortunati potevano permettersi una bicicletta, questo
comportava problemi di logistica e di produttività. Il favorire l'insediamento
delle maestranze vicino alla fabbrica fu visto da alcuni come esempio di
magnanimità e da altri come pretesto per poter meglio controllare gli operai, e
allontanarli dalle rivendicazioni sociali, dagli obiettivi della lotta di classe
e dall'organizzazione sindacale.
Bisogna anche
considerare che le case, essendo costruite con criteri che ritroviamo
ancora nelle costruzioni fino alla fine degli anni 50, non si potevano neanche
lontanamente paragonare ai cortili, alle cascine e alle case di ringhiera
dell'epoca, perciò era un grosso privilegio averle in affitto a prezzi
decisamente di favore, però, essendo le stesse dell'azienda, il diritto ad
abitarle cessava nel momento in cui non si lavorava più per la stessa, e questo
era un ottimo motivo controllare ogni rivendicazione di sorta.
Il rigido sistema di gerarchie sociali si realizza anche nell'organizzazione
dello spazio, da un lato, vicino al fiume, la fabbrica, anche per essere vicino
alla fonte energetica per il suo funzionamento, dall'altro il paese, diviso
dalla strada principale che collega il cimitero, con l'imponente mausoleo, con
Capriate, questa é divisa in due dall'intersezione con la strada che porta dal
grande cancello principale dell'opificio al parco pineta.
In prossimità del cotonificio, dove sorgono le villette bifamigliari degli
operai, la pianta del paese é prevalentemente a scacchiera, gli edifici
residenziali dei dirigenti sono posti in fondo al paese, più vicino al cimitero
e quindi più lontano dalla fabbrica in modo da essere meno disturbate dalle
attività produttive. In un primo momento, a
partire dal 1878, furono costruite alcune grandi case plurifamiliari dette
"Palasocc" per gli operai, poi tra il 1889 e il 1894, fu il momento
delle villette mono e bifamiliari, costruite sul modello dei cottages inglesi.
Nel 1894 iniziò la costruzione della grande villa dei Crespi, a forma di
castello in mattoni rossi, con tanto di torri, merli e finestre a bifora,
progettata dall'architetto Pirovano. l'anno prima era invece terminata
l'edificazione della chiesa, su progetto dell'architetto Cavenaghi.
Fino al 1925
seguirono altre opere che completarono la struttura del paese, come il cimitero,
nuove villette per gli impiegati, l'asilo per i figli degli operai,
l'ambulatorio, due il lavatoi e i bagni pubblici. Il
paese che si era andato così formando, e che vediamo ancora oggi
sostanzialmente intatto, rispondeva ad un preciso disegno che individuava,
mettendoli in posizione privilegiata, l'uno di fronte all'altro, i simboli del
potere, la villa castello e la chiesa. Anche la casa del medico e del parroco
presentano elementi architettonici che le distinguono rispetto a tutte le altre
abitazioni, oltre ad essere in posizione rialzata sorgendo in cima alla conca
che ospita il villaggio, e rientrano anch'esse nel tentativo di rendere
visibile, nella struttura del villaggio, la scala gerarchica e sociale sulla
quale esso si reggeva. Nel 1995, il villaggio operaio di
Crespi d'Adda, compreso nel territorio del Parco Regionale dell'Adda Nord, è
stato ammesso alla World Heritage List redatta dall'U.N.E.S.C.O. poiché
riconosciuto patrimonio architettonico ed ambientale di rilevanza ed importanza
mondiale.
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