L'isola di Bergamo

 

Il territorio dell'isola, la storia dell'isola, i paesi dell'isola, le attività dell'isola                                    vai alla pagina iniziale

IL TERRITORIO DELL'ISOLA

LA QUADRA D'ISOLA NEL 1596

L'ISOLA, TERRA TRA I FIUMI

PERCHE' ISOLA

Oltre alla definizione classica di isola (porzione terraferma di estensione limitata, interamente circondata dall'acqua), esiste un significato della stessa parola che si riferisce ad un'area che si distingue dai territori circostanti per caratteri particolari (etnici, linguistici, dialettali, ...). E la porzione di territorio compresa tra i monti e tra due fiumi (Adda e Brembo), denominata Isola, possiede caratteristiche peculiari che ne giustificano il nome. La marcata e naturale delimitazione di questa area infatti ha fatto sì che questa zona mantenesse nei secoli una identità ed una originalità, sia di territorio che di popolazione, pari alle zone vallive.

L'espressione "Isola terra tra due fiumi" è quasi una contraddizione, poiché se lascia intendere una presenza abbondante di acqua, in realtà l'Isola pur se delimitata da due fiumi ricchi d'acqua, è conosciuta come una zona molto asciutta, e ciò è dovuto alla conformazione del terreno (alluvionale) che favorisce l'infiltrazione rapida delle acque nel sottosuolo.

Il territorio dell'Isola comprende 21 Comuni, alcuni di questi hanno delle frazioni che per grandezza e storia sono dei veri e propri paesi, e per questo meritano di essere segnalati come tali, distribuiti su una superficie di 102,93 Kmq, e rappresenta il 3,7 % del territorio bergamasco. Conta circa 90.000 abitanti (quasi il 10 % della popolazione provinciale), con una densità demografica molto alta rispetto alla media provinciale: circa 900 abitanti per Kmq.

LA POPOLAZIONE DELL'ISOLA

Il primo censimento della popolazione dell'Isola avvenne nella metà del '500 durante la dominazione veneta, ed a quel tempo gli abitanti della nostra zona erano circa 10.000. Secondo il primo censimento dall'Unità d'Italia nel 1861 gli abitanti erano 26.519. Dopo la prima industrializzazione, in questo secolo gli abitanti passano dai 41.445 del 1921 ai 89.647 del 1991. Il comune più popolato risulta essere Ponte San Pietro, seguito da Calusco e Capriate. Il meno popolato è Solza. Quello più esteso è Mapello, seguito da Calusco.

L'Isola, che è sempre stata storicamente una zona povera, ha accresciuto notevolmente la sua capacità produttiva di ricchezza, tanto da registrare negli anni 70/80 un incremento del prodotto interno lordo tale da raggiungere valori caratteristici delle aree maggiormente sviluppate e vantare quindi un reddito netto pro-capite che è di gran lunga superiore alla media nazionale, regionale e provinciale.

Il Comune con il più alto reddito disponibile è ponte San Pietro, seguito da Capriate San Gervasio: 15.800.000 di reddito per abitante a Ponte, contro una media di 12/14 milioni.

13º CENSIMENTO GENERALE DELLA POPOLAZIONE - 20 ottobre 1991

Abitanti dell'Isola

COMUNE ABITANTI
Ambivere 2.052
Bonate Sopra 5.212
Bonate Sotto 5.067
Bottanuco 4.004
Brembate Sopra 6.301
Brembate Sotto 6.240
Calusco 7.959
Capriate S. Gervasio 6.729
Carvico 3.923
Chignolo 2.184
Filago 2.284
Madone 2.782
Mapello 5.005
Medolago 1.606
Ponte S. Pietro 10.115
Presezzo 4.107
Solza 1.258
Sotto il Monte 2.585
Suisio 3.060
Terno 3.471
Villa d'Adda 3.703
TOTALE 89.647

 

I In questa lista sono elencati i comuni e le frazioni più importanti che sorgono su quest'area, e sono 

  1. Ambivere

  2. Bonate sopra

  3. Bonate sotto

  4. Bottanuco

  5. Brembate

  6. Brembate sopra

  7. Calusco

  8. Capriate

  9. Carvico

  10. Chignolo d'isola

  11. Crespi

  12. Filago

  13. Grignano

  14. Madone

  15. Marne

  16. Mapello

  17. Medolago

  18. Ponte San Pietro

  19. Presezzo

  20. Solza

  21. Sotto il Monte Giovanni XXIII

  22. Suisio

  23. Terno d'isola

  24. Villa d'Adda  

 

carta dell'isola

CENNI STORICI DELL'ISOLA

- quarta ricorrenza centenaria di un documento -

"Bergamo, città dalle forti tradizioni municipali, collocata in posizione di complementarità tra monte e piano con un territorio proprio stendentesi dal displuvio delle Alpi Orobiche alla bassa pianura e dall'Adda all'Oglio, era, dal 1428, dopo quasi un secolo di Signoria Viscontea, passata a Venezia.

L'inserimento nel nuovo Stato avente la capitale sull'Adriatico muta la sua posizione politica: nel nuovo contesto essa risulta città di confine e il suo territorio per buona parte esposto al contatto con territori alieni, con tutti i problemi connessi, oltre che di gestione interna anche e soprattutto di relazione tra le parti ..." (1)

All'indomani dell'avvenuto accorpamento di Bergamo e provincia, nell'allora grande Repubblica Veneziana, il territorio bergamasco subì delle modifiche nel suo ordinamento amministrativo, venne cioè suddiviso in zone secondo la politica geografico - amministrativa della Serenissima. "Dividesi il Bergamasco in 14 parti, che Quadre si chiamano, oltreché vi si contano le 4 Valli più settentrionali, che dal rimanente del corpo politico della Provincia sono per così dire affatto separate [...] Alcune di queste quadre sono poste nelle pianura e formano il Territorio Piano di Bergamo [...] tra le quali (quadre, n.d.r.) la Quadra d'Isola, nitidamente scandita tra Adda e Brembo, con nodalità a Terno (o Chignolo) ... " (2)

La marcata e naturale delimitazione territoriale di questa area, geograficamente denominata Isola ("cioè quell'unità territoriale a forma di triangolo con la base adagiata lungo il Canto e il vertice corrispondente alla confluenza del Brembo nell'Adda") (3) ha fatto sì che questa zona mantenne nei secoli un'identità ed una originalità, sia del territorio che della sua popolazione, pari alle zone e alle popolazioni vallive. Il fatto poi di essere stata, per quasi quattro secoli, una porzione territoriale di estremo confine di uno stato (contrapposto a Milano) che aveva la sua capitale sul lontano Adriatico, avrà sicuramente inciso sulla evoluzione sociale di questa gente che, già definita povera e senza "trafichi", non poteva godere della tranquillità dovuta al fatto di appartenere ad uno Stato forte, quale era la repubblica Veneta in quei tempi, ingenerando, di conseguenza, una naturale diffidenza dovuta alle ripetute scorrerie di bande, eserciti e quant'altro di poco rassicurante attraversasse questo territorio, non sempre custodito e difeso dal Governo Veneto.

Il fatto che la Repubblica avesse fortificato Bergamo, con la costruzione delle mura venete nel 1561, oltre a fare un danno incalcolabile, al patrimonio urbanistico delle città, dovuto alla distruzione di chiese e palazzi antichi (compresa l'antica cattedrale di Sant'Alessandro) per far posto alle mura di difesa, ha in un certo senso arretrato il centro difensivo lasciando allo sbaraglio ed in balia di qualsiasi aggressore la popolazione dell'Isola; infatti il Capitano uscente di Bergamo, Pietro Pizzamano, nella sua relazione al Senato Veneto del 7 luglio 1560, osserva che avrebbe preferito "qualche fortezza sul piano del territorio di questa città, ovvero ai confini [...] più che Bergamo, il Pizzamano sosteneva quindi la necessità di fortificare Brembate Sotto, Cologno e Romano ..." (4).

Referenti del Governo Veneto erano il Podestà ed il Capitano che risiedevano a Bergamo. Questi erano sempre appartenenti alla nobiltà veneziana (come anche i Vescovi erano sempre dei nobili veneziani). Alla fine del loro mandato inviavano a Venezia, al Doge e al Senato ella repubblica informazioni generali e particolari sul territorio bergamasco e sulla città. Il capitano aveva giurisdizione sul territorio, mentre il Podestà l'aveva sulla città.

Le prime relazioni vanno dal 1525 in poi e sono delle esposizioni sullo stato generale e sulle condizioni della popolazione, e vi veniva evidenziata la fedeltà dei bergamaschi alla Repubblica, la povertà delle risorse esistenti sul territorio, in modo particolare in pianura. Produttività e commercio erano diffusi soprattutto nelle valli: lana e panni in genere, estrazione di minerali ferrosi per uso militare. Queste relazioni contenevano anche descrizioni geografiche del territorio, numero degli abitanti, indicazioni delle ubicazioni strategiche, ecc.

Le principali relazioni del XVº secolo sono quelle del Podestà P. Sanudo (1549), del Capitano F. Bernardo (1553), del Podestà P. A. Barbarigo (1555), del Capitano G. Michiel (1555), del Capitano P. Pizzamano (1560), del Capitano Gabriel (1561), del Podestà Alvise Priuli (1593) ed infine del Capitano Da Lezze. Tra esse merita particolare menzione quella del Capitano Da Lezze, la quale, si può dire, è il primo documento statistico della Provincia di Bergamo, veramente completo ed anzi veramente insigne. Questa relazione, che porta la data del 21 ottobre 1596, descrive la città, ne indica le parti, gli edifici, le istituzioni, quindi descrive il territorio nelle sue varie circoscrizioni, e per ciascuna di esse indica i vicariati e le rispettive comunità, coi confini, le contrade, il regime amministrativo, i privilegi, gli estimi, le chiese, i monasteri, le istituzioni di beneficenza, i prodotti e tutte le sue singolari particolarità di ognuna (6).

Questo importantissimo documento del 1596 - il cui originale è conservato nell'Archivio di Stato di Venezia e del quale esiste una copia nella Biblioteca Civica di Bergamo - è il punto di riferimento per i ricercatori di storia locale. Proprio per la copiosità dei dati, si può infatti accedere a molte notizie importanti relative alle rispettive comunità di quel periodo. Sempre a questo documento infatti stanno facendo riferimento gli attuali rappresentanti della Comunità dell'Isola per celebrare un presunto quarto centenario (1596 - 1996) dalla nascita di questa unità territoriale, dal momento che tale documento ne attesta semplicemente l'esistenza - non la nascita - come dimostra, per il momento, la seguente citazione.

"Questa Isola è governata da un sindico generale eletto dai consoli dei comuni che sono XXIII, quali si riducono a Chignolo con sallario de L. 300 l'anno et mentre che si porta bene è confermato in vitta; ha carico di scoder le taglie ordinarie e straordinarie." (7).

Il documento continua mettendo in evidenza, tra l'altro, lo stato di povertà della gente dell'Isola. "Qui non vi sono trafichi nè mercantie, le persone sono povere lavoradori da terre et bracenti, quali non raccogliono a pena grani per il loro vivere; et questi non hanno alcun privileggio ma sottoposti a tutte le gravezze et a datii di qualunque sorte col piano" (8).

Termina, questa descrizione, con i dati globali, sempre inerenti a questo territorio, che riportano il numero dei "fochi" (le famiglie), la popolazione globale e quella "utile" (nel senso di forza lavoro), il numero dei rematori sulle galee (i galeotti), le entrate delle chiese e degli enti di misericordia e la portata del patrimonio zootecnico.

"Anime in tutto 8.505 de quali utili 2.483
Fochi n. 1772
Soldati n. 104, galeotti 56
Entrate de chiese curate n. 12.544
Misericordia et lochi pii L. 538
Terreni con i comuni pertiche 31.079
Terreni con la città pertiche 61.056
Animali: bovini 2.220 cavalli et muli n. 135" (9).

Terminata la descrizione generale dell'Isola il Da Lezze passa in rassegna i singoli comuni facendo una sorta di fotografia che fissa la realtà di queste zone sul finire del XVIº secolo, e per darne un quadro vediamo alcuni dati riguardanti il numero delle famiglie e degli abitanti di ciascun comune.

Brembate Sopra 82 410
Ambivere 70 312
Mapello 165 120
Sotto il Monte 60 280
Carvico 78 360
Villa d'Adda 144 688
Calusco 114 577
Solza 40 180
Medolaco 49 269
Suisio et Piazza Matta 62 321
Cerro et Bottanucho 84 370
S.to Gervaso 52 270
Capriate 46 200
Grignano 19 120
Madone 24 109
Chignolo 82 404
Terno et Casgnate 90 460
Bonate di Sopra 77 408
Presezzo 72 360
Locate 23 148
Ponte S.to Pietro 100 560
Bonate di Sotto 126 556
Filacho 20 120
Marne 17 80
Brembate di Sotto 70 343

(10)

Da questi dati, il comune più popolato risulta essere Villa d'Adda, mentre il più piccolo è Marne.

Madone con i suoi 109 abitanti è tra i comuni più piccoli: è infatti penultimo in questa graduatoria. Vediamone l'entità, secondo quanto risulta dal citato documento.

"Madone
Terra posta in piano, luntana da Bergamo milia 8 et da confini d'Adda milia 3.
Fuoghi n. 24, anime n. 109: utili 38 et il rest ut supra.
Soldati: archibusieri uno, galeotto uno.
Terreni con il comune 353, con la città pertiche 1.829.
Vogliono scudi 20 incirca la pertica, raccolti ut supra.
Il comune ha pascoli quali furono affittati L. 32.
Un console et doi sindaci governano scodendo il console le taglie secondo l'estimo de s. 4 d. - et paga il sussidio, tasse et al generale li estraordinarii pagando ogni persona soldi 18 ma quest anno 1595 ne paga s. 36 rispetto ai guastadori che in summa maneggia circa ducati 60 et de conto ai sindici.
Questa gente è povera, massari et lavoradori da terre et senza trafichi.
Chiesa curata S.to Giovanni Battista con entrata de L. 400.
Santa Maria Donazana di devotione in campagna.
Animale: bovini et vachini n. 67, cavalli n. 15." (11).

Vincenzo Malvestiti

NOTE

(1) - Giovanni da Lezze - Descrizione di Bergamo e suo territorio 1596 - in Fonti per lo studio del territorio bergamasco - VII -- a cura di Vincenzo Marchetti e Lelio Pagani. Lucchetti Editore, Bergamo 1988, pag. X.
(2) - Lelio Pagani - Bergamo “Terra di S. Marco”. Processi territoriali nei secoli XV - XVIII - Storia economica Sociale di Bergamo - Il tempo della Serenissima, l'Immagine della Bergamasca, pagg. 20-21.
(3) - Lelio Pagani - Il territorio bergamasco, una proposta di lettura - Storia Economica Sociale di Bergamo - I caratteri originali della Bergamasca, pag. 40.
Fondazione per la storia economica e sociale di Bergamo.
(4) - B. Belotti - Storia di Bergamo e dei Bergamaschi - 1989 - vol. IV, pagg. 149-150.
(5) - A. Pendeggia - Bonate Sotto nella seconda metà del '500 - relazione dei rettori di Bergamo e lo stato della popolazione. - Dattiloscritto 1996. Pag. 13.
(6) - B. Belotti - Storia di Bergamo e dei Bergamaschi - 1989 - vol. IV, pagg. 195.
(7) - Giovanni da Lezze - Descrizione di Bergamo e suo territorio 1596 - in Fonti per lo studio del territorio bergamasco - VII - a cura di Vincenzo Marchetti e Lelio Pagani. Lucchetti Editore, Bergamo 1988, pag. 470.
(8) - Ibid. pag. 470 - 471.
(9) - Ibid. pag. 471.
(10) - Ibid. pag. 471 - 485.
(11) - Ibid. pag. 479 - 480.

L'ISOLA NELLA STORIA

L'area dell'Isola era definita dai Romani "Pagus Fortunensis". Fu chiamata poi "Pieve di Terno", poiché la giurisdizione plebana della chiesa di Terno comprendeva tutta l'Isola (il primo documento che lo attesta è del 774). Nel periodo medioevale questa zona venne trasformata in un autentico terreno di scontri militari, cioè luogo di guerra, ed i suoi abitanti conobbero per secoli devastazioni, miseria e fame. Contesa prima dai Guelfi e dai Ghibellini, e poi dalle compagnie di ventura, l'Isola venne a quei tempi addirittura definita il "triangolo della fame". Sul piano dell'ordinamento amministrativo possiamo notare che già dal 1300 l'Isola aveva una sua chiara configurazione, con un proprio rappresentante: il Podestà. Con l'occupazione veneta viene denominata "Quadra d'Isola", rappresentata da un Sindaco Generale e con punto di riferimento Terno d'Isola e Chignolo. Con l'istituzione della Repubblica Cisalpina divenne parte di un dipartimento ed il ruolo di capoluogo venne affidato a Chignolo. Con l'unità d'Italia e soprattutto con lo sviluppo delle prime industrie, Ponte San Pietro diventa il Comune capoluogo.

L'esistenza dell'"isola" in provincia di Bergamo é molto antica, si sa che già nel 1300 circa, sotto la "Signoria dei Visconti", vi fosse un distretto detto dell'isola ma i primi riscontri storici documentati su questa zona, per quanto riguarda l'organizzazione sia politica che geografica  risalgono ai primi del 1400, infatti i più vecchi documenti arrivati a noi sono gli estimi catastali redatti dalla "Repubblica di Venezia" allo scopo di poter tassare in modo equo, per l'epoca, i territori a lei sottomessi.    Da questi carteggi si scopre che la nostra provincia era divisa in diverse quadre (squadre) , oltre la quadra dell'isola, con capoluogo Terno, vi erano la quadra di "Val Cavallina", con capoluogo Endine, di "Val Trescore",  con capoluogo Trescore di "Calcinate" tra i fiumi Serio e Oglio, di "Mezzo" tra i fiumi Brembo e Serio, con capoluogo Bergamo, solo per citarne alcune.

La dominazione veneta si protrasse fino alla primavera del1797, con la costituzione della "Repubblica Bergamasca" cacciando da Bergamo le ultime autorità venete, la vita del nuovo stato però fu molto breve, dopo circa tre mesi venne incorporata nella "Prima repubblica Cisalpina" per essere poi occupata dagli Austro-Russi nell'aprile del 1799, nel Giugno 1800 si ricostituì la "Seconda Repubblica Cisalpina", poi dal Gennaio 1802 al Maggio 1805 vi fu la "Prima Repubblica Italiana", il 26 Maggio si passa sotto la dominazione francese con Napoleone 1° che assume la corona del "Regno d'Italia", questo fino al 1815 quando passeremo a far parte del "Impero Austro Ungarico" per poi sfociare a metà del 1800 nei moti rivoluzionari e nel nostro risorgimento.

 

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